settembre 2021

Sono due le formulazioni bibliche dei “Dieci Comandamenti”: si trovano nei libri dell’Esodo al capitolo 20 e Deuteronomio al capitolo 5. Il Nuovo Testamento non li riporta se non in parte, nel testo comune ai tre sinottici noto come “il giovane ricco”, dove è Gesù stesso ad elencarne alcuni. La tradizione cristiana (e il catechismo) ne ha modificato la formulazione. La variazione più evidente sta proprio all’inizio: il primo comandamento nel catechismo è questo:
Io sono il Signore, tuo Dio. Non avrai altro dio all’infuori di me.
Nel testo biblico è formulato all’incirca così: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti fece uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa degli schiavi. Non avrai altro dio all’infuori di me.
Segue poi quello che per la tradizione ebraica è il secondo comandamento, ovvero il divieto di produrre immagini: Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.[…]
Il secondo comandamento nella formulazione cristiana sparisce: sebbene la discussione sulle immagini nei primi secoli del cristianesimo sia stata vivissima, alla fine ha prevalso la scelta di non vietare l’uso delle immagini. La natura di questa scelta è teologica: se per l’ebraismo questa interdizione salvaguardava la trascendenza di Dio e distingueva il culto di JHWH dall’idolatria dei popoli circostanti, nel cristianesimo questo bisogno non c’è più. In Gesù di Nazareth, Dio si è fatto vedere: ora ha il volto di un uomo e lo si può rappresentare senza farne un idolo. È proprio il primo comandamento a segnare la distanza più difficile da colmare tra ebraismo e cristianesimo: se Dio è assolutamente uno e totalmente diverso dall’uomo, l’incarnazione viola l’unità di Dio. Da qui l’accusa ai cristiani di essere idolatri e politeisti.

C’è un’altra parte del comandamento che è stata omessa dalla tradizione cristiana, soprattutto per questioni di brevità: “Io sono il Signore, tuo Dio…. che ti fece uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa degli schiavi. Anche il racconto dell’azione divina fa parte del comandamento, proprio come nella legge ebraica (i primi cinque libri della bibbia) tutta la prima parte è dedicata al racconto dell’alleanza tormentata, quella tra Dio e l’umanità prima, quella e tra Dio e il suo popolo poi. Sembra che non possa esserci il comandamento senza una storia che lo precede: anche la storia fa parte della legge, ne dimostra il valore promettente. Per osservare la legge occorre essere liberi: solo chi ha dato la libertà può dare la legge. Se Dio ha operato il bene, anche la legge indicherà il bene, e non sarà una nuova schiavitù.
Nell’elenco che Gesù fa al giovane ricco nell’episodio già citato, questo comandamento non c’è, come del resto i tre successivi, quelli riguardanti Dio. In un suo famoso libro (La legge di Dio) P. Beauchamp dà molto valore a questa mancanza: nel dialogo con il giovane, Gesù comincia con rifiutare l’appellativo di “maestro buono”: “Nessuno è buono, se non Dio solo” dice al giovane. Ricordandogli l’assoluta bontà di Dio Gesù ha riassunto in modo più diretto ed efficace i comandamenti: se Dio è l’unico bene, invitare chi gli ha posto la domanda sulla vita eterna ad abbandonare le ricchezze e seguirlo sarà uguale a farlo incamminare verso l’unico bene. Persino Gesù sa che si può scegliere di seguirlo ma senza fare scelte radicali, per questo il giovane dovrebbe abbandonare le ricchezze per scegliere Dio. Non lo farà.
Il primo comandamento purifica le ambiguità di tutte le regole che lo seguiranno, sia nell’ebraismo che nel cristianesimo: la legge non è un bene assoluto, dipende anzitutto da chi la promulga, anche fosse un’autorità religiosa. Perché non sia una nuova schiavitù, occorre che il legislatore abbia dimostrato di avere a cuore il bene assoluto di chi riceve la legge e non il proprio. Il ladrone di De André, Tito, nella famosa canzone in cui i comandamenti rivelandone l’ipocrisia, lamenta proprio questo: se il male gli è venuto da chi credeva nel suo stesso Dio, tanto valevano le fedi degli altri.
In secondo luogo la legge non può essere autoreferenziale, altrimenti non salva. Se Dio è il bene assoluto per l’uomo, serve che l’uomo si decida per lui, non che rinfoltisca le file dei suoi sedicenti intermediari. Alla cassa dei discepoli avrebbero fatto comodo le ricchezza del giovane ricco, ma Gesù sa bene che è più importante salvare un uomo che arruolare un discepolo.
